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Associazione “A MÀINA” di Carloforte
(A cumpagnia di tabarchin)
Un viaggio nei secoli
Quando l'11 giugno del 1741 Younès Bey e Souleyman Rais, annientarono la debole difesa dei tabarchini,
posero fine alla loro avventura umana, durata più di 200 anni a Tabarca. Iniziò così la diaspora della comunità tabarchina i cui componenti
rischiarono di essere ridotti a schiavi senza patria, senza famiglia. Per impedire che la loro opera potesse continuare furono rase al suolo quasi
tutte le costruzioni edificate sull'isola: chiesa, abitazioni, mura, torrioni, magazzini in modo che non potesse più ripetersi quell'esempio di
enclave cristiana nel mondo mussulmano, un ponte tra le due culture come comprese il grande Miguel Cervantes.
Non riuscirono tuttavia a togliere loro la speranza dell'avvenire e la forza di ricominciare in altre terre in altre patrie.
Tre anni prima avevano iniziato i tabarchini di Carloforte, poi continueranno gli altri a Calasetta, a Nueva Tabarca e a Torreveja in Spagna
mantenendo vivo il carattere originario dei liguri che portarono nel loro cuore la capacità di superare ogni ostacolo, la caparbietà e l'ostinazione
caratteristiche che essi abbinano con la fedeltà alle tradizioni, alla lingua e al modo di vivere della terra d'origine perché in qualunque parte
del mondo si trovi il ligure non dimentica mai i luoghi da cui provenivano i suoi padri.
Essi possedevano dentro una condizione di umanità: la capacità di adattarsi che seppero contemperare con i mezzi a disposizione per fare nel
migliore dei modi il loro duro lavoro in nuovi ambienti naturali e sociali che richiedevano il mestiere, il possesso sicuro di capacità ed
esperienze.
Mantennero e difesero la loro cultura non solo nel senso delle cognizioni, ma dei procedimenti tecnici, dei comportamenti di tutte le
manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale ed attinsero al carattere dei popoli con cui vennero a contatto assimilandone le
peculiarità più importanti: La sardità nel nostro caso, l'ispanità nel caso degli altri.
Ecco perché nasce questa Associazione: per diffondere e tenere vivo nei giovani quel percorso umano, quel viaggio di secoli, lo spirito di
intraprendenza che animò i nostri antenati, l'amore per le "radici" per la terra d'origine da cui più di 450 anni fa partirono, per conservare i
valori da loro espressi, che rimangono intatti nel tempo e resistono allo scorrere degli anni, anche dei secoli ed affondano le loro radici nella
storia comune del lento accomunarsi di tradizioni che fissano l'identità specifica di un popolo. L'abbiamo chiamata “A Màina”, la Marina per
ricordare la vocazione commerciale e mercantile di questa città.
Il mare che per molti è stato un limite, uno sbarramento, per i tabarchini di San Pietro è stato una risorsa , una forza: la via maestra attraverso
la quale collegarsi col mondo; un ponte che ha unito Carloforte con La Corsica, la Francia, la Spagna, le coste italiane, in una parola con tutto
il Mediterraneo che i battelli, le Caroline, costruite nei cantieri locali prima a vela e poi a motore percorsero per quasi due secoli. Farne parte
perciò deve essere sentito da tutti come un'aspirazione spirituale e morale per consegnare alle nuove generazioni , ai loro cuori e alle loro menti
la conoscenza di ciò che è stato quel percorso umano che ha scolpito scrittori di diversi paesi (Cervantes, Jungher, Valery,
Ansaldo), per tenere viva la fiamma del passato di una comunità che ha espresso importanti figure storiche (Tommaso
Napoli, Stefano Vallacca, Vittorio Porcile, Mamma Mahon) e con quella guida dare certezze al futuro dei Liguri di Sardegna e di Sardi di Liguria.