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Associazione “A MÀINA” di Carloforte

(A cumpagnia di tabarchin)

 

I LIGURI DI PEGLI SULL'ISOLA DI TABARCA

 

Racchiusa tra la montagna e il mare, dominata da un vecchio forte, a 15 chilometri dal confine algerino, Tabarca si offre alla vista col suo porto, una bianca e immensa spiaggia verso est, una costa ricca di scogli e guglie rossastre nella parte occidentale.
foto Il nome Thabraca è di origine fenicia, deriva dalle ricche e folte foreste che la circondano a sud e testimonia la storia più antica del luogo che costituì un ottimo rifugio offerto alle imbarcazioni che vi facevano scalo per utilizzare e commerciare i numerosi prodotti della Crumiria e della retrostante Grande Cabilia...
La città passò ai romani intorno al 46 a.C. che sfruttarono il porto naturale per il commercio con le ricche regioni limitrofe: piombo, ferro, marmi pregiati, pietre da costruzione, legname, granaglie, leoni e altri animali di cui le immense foreste erano densamente popolate. Plinio nella sua “Storia naturale” cita Tabarca come “Città fortificata romana”, sotto il regno di Antonino divenne “Municipio”. Fu sede episcopale dal 256 d.C. come dimostrano gli importanti mosaici rinvenuti tra le rovine di una Chiesa e quelli tombali di origine cristiana.
I pochi resti romani, scampati all'invasione vandala del IV secolo e alcuni mosaici che raccontano la storia di quei luoghi, sono conservati presso il Museo del Bardo a Tunisi.
Dopo l'occupazione bizantina e successivamente quella pisana, Tabarca nel 1535 divenne dominio spagnolo sotto il Regno di Carlo V che la cederà in concessione ai sig.ri Lomellini di Pegli nel 1541 per esercitarvi il commercio e la pesca del corallo di cui i mari di Tabarca e delle zone circostanti, erano ricchi.
Sull'isola irta e maestosa i Lomellini eressero il forte che proteggeva il porto naturale e dominava il litorale dove si accampavano le varie tribù berbere della regione con le quali i signori di Pegli avevano instaurato ottimi rapporti commerciali.
La piccola isola ospiterà per due secoli le famiglie della Liguria che creeranno in terra africana uno dei migliori esempi di organizzazione politico-militare-amministrativa. Un Governatore nominato dai Lomellini, coadiuvato da personale esperto addetto agli affari commerciali e al traffico navale del porto, sovrintendeva all'amministrazione di Tabarca. Ospedale, chiesa, mulini, cantieri, servivano la popolazione costituita da una efficiente maestranze che comprendeva fabbri, armaioli, maestri d'ascia, calafati, bottai, falegnami, fornai, interpreti, chirurghi. Un Parroco e due sacerdoti, alle dipendenze del Vescovo di Tunisi, seguivano le cure spirituali degli isolani. La milizia era composta da cinquanta soldati, comandata da un tenente che rispondeva direttamente al Governatore. A Tabarca veniva anche coniata una moneta propria che a Genova era accettata alla pari.
Questa solida organizzazione consentì alla colonia genovese di tenere testa ai tentativi di paesi stranieri che in diversi periodi tenteranno di impadronirsi di Tabarca, grazie anche agli amichevoli rapporti instaurati tra la corte Beylicale e i Consoli genovesi di stanza a Tunisi.
foto La floridezza di Tabarca attirò più volte l'interesse della Francia, ne è testimonianza il tentativo del corso naturalizzato francese Sanson Napollon, governatore del “Bastion de France” importante centro commerciale francese in territorio algerino, che nel 1633 cercò, peraltro senza riuscirci, di occupare l'isola. Il colpo di mano fu sventato e lo stesso Napollon fu ucciso durante l'incursione.
In realtà la fattoria di Tabarca era a quei tempi, così prospera che la famiglia Lomellini si arricchì tanto da erigere in patria: ville e palazzi e ricostruire il maestoso tempio dell'Annunziata.
L'isola contava allora 1500 abitanti resi sicuri da un ottimo sistema di difesa: un torrione volto a ponente, una torre ottagonale copriva il versante orientale, il porto e i magazzini erano protetti da una cinta muraria che circondava tutta la spiaggia dal lato della terra ferma.
Oltre alla pesca del corallo già di per se importante i Lomellini, approfittando della crisi agricola che aveva colpito duramente l'Europa mediterranea a partire dalla prima metà del 1600, avevano sviluppato un redditizio commercio di prodotti agricoli del Nord-Africa verso i porti di Livorno ,Genova e Marsiglia.
In questa ricerca di eccedenze frumentarie, si sviluppò una forte concorrenza tra i Genovesi e i Francesi che porterà al tentativo della presa di Tabarca da parte del Napollon.
Quando nel 1735, la Reggenza di Tunisi fu assunta con un colpo di stato dal Bey Alì Pachà, la situazione cambiò radicalmente anche per le mutate condizioni politiche tra i paesi europei nello scacchiere del Mediterraneo che avevano indebolito la potenza di Genova. Stretta dalla morsa delle attenzioni francesi e piemontesi e i mai sopiti aneliti di rivolta del popolo corso, tentava disperatamente di salvare la sua indipendenza.
Il declino di Genova, l'impoverimento dei banchi di corallo, le esigenze abitative di una popolazione che aveva ormai raggiunto le 2000 anime, indusse i Lomellini intanto a vietare i matrimoni sull'isola, poi a proporre la recessione dell'isola alla Spagna e poi segretamente la cessione alla Francia.
Il Bey di Tunisi non appena ebbe sentore della trattativa inviò il figlio Younes Bey, che il 18 giugno 1741 occupò l'isola, prese possesso del forte, fece smantellare le altre difese, saccheggiare la Chiesa, distruggere le case e fatti prigionieri 840 abitanti ritornò trionfante a Tunisi.
Venne così a cessare per sempre la presenza ligure che per 200 anni aveva dominato economicamente e politicamente quel settore del Mediterraneo, decretando la fine della florida colonia genovese, e dando inizio alla diaspora del popolo tabarchino nel Mediterraneo.
Qualche anno prima, nel 1738 un gruppo di tabarchini liberi, guidati da Agostino Tagliafico, abbandonava l'isola per migrare verso le coste sarde per dare vita a un nuovo capitolo storico della gente ligure, fondando sull'isola di San Pietro, la città di Carloforte.

 

Prof.ssa Rosa Cambiaggio
Socia fondatrice dell'Ass. “A Màina”
Membro del gruppo “Amici del Museo” di Carloforte
Curatrice del Museo di Carloforte, autrice di pubblicazioni e ricerche sulla storia, sul costume e sulle tradizioni tabarchine.

 

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